di
Michele Rizzitelli

Sono Matteo Luzzi (72657 m) (foto a sin) e Lorena Piastra (61491 m) (foto a ds) i vincitori della Prima Edizione della 6 ore Città di Spoleto, che ha avuto 61 partenti (53 hanno superato la distanza della maratona), cui vanno sommati i 12 che hanno optato per la maratona.
Un primato le può essere già assegnato: il più bel percorso d’Italia. Una splendida sintesi di storia, paesaggio ed arte è racchiuso in quel chilometro circolare, tracciato dagli organizzatori ai piedi del poggio, da cui incombe maestosa la Rocca.
Corro i primi
giri con la testa in alto, e scopro che il punto più favorevole è proprio
quello situato a livello del monumento ai caduti. Da quell’angolazione,
l’imponente mole, nascosta dagli alberi, libera la sua torre eretta verso il
cielo.
Ripassato
dalla zona partenza arrivo, ricomincio a guardarmi intorno, per apprezzare
altri particolari. Mentre la strada scende assolata per un centinaio di metri
fino a Piazza Campello, lo sguardo si posa sulla parte posteriore della sommità
della facciata del Duomo e sul campanile cuspidato, che svetta sui tetti rossi
delle case.

Al termine della salita, la strada si allarga ed il panorama si schiude. Sull’ampio piazzale, comodamente seduti ai tavolini del bar, destano invidia i turisti che si godono lo spettacolo. Separato da una gola profonda, appare Monteluco, sacro agli anacoreti, ricoperto di un magnifico bosco di lecci. Un trecentesco ponte, dalle alte e possenti arcate, scavalca la gola. Interrompo la mia corsa e mi affaccio al precipizio, sicuro di veder scorrere un fiume. “Non c’è acqua sul fondo!” chiedo ad un gruppo di ragazzi del posto. “Un tempo ce n’era”. “Come si chiamava?”. “Torrente Tessino”. Poi dicono che i giovani moderni non hanno cultura.
Fino alla
fine, la strada è tutta in discesa, le gambe si riposano e lo sguardo vola
lontano. Prevale il verde intenso e l’aspetto medievale del paesaggio di questo
cuore d’Italia. Mi riporta al mondo attuale la Flaminia, che si snoda veloce
nella valle.
Chi guarda la
classifica vede che i miei chilometri sono pochini. A Spoleto, si fa un pieno
di emozioni, non di chilometri.

